C'era una volta l'Italia popolare che credeva nei valori dell'uguaglianza, della libertà, dei diritti umani e civili. C'era una volta l'Italia dei lavoratori e degli operai che lottavano affinchè tutti avessero il diritto ad una vita più dignitosa. C'era una volta l'Italia solidale e accogliente che sapeva come far sentire un ospite a casa propria. C'era una volta l'Italia che manifestava, urlava, rivendicava, protestava, pretendeva e rifiutava di subire il controllo da parte dei coleltti bianchi e dei politicanti. C'era una volta l'Italia di sinistra, unita e compatta contro il profitto, il liberismo, il razzismo, la prepotenza e a favore dei diritti sociali, civili, umani.
Quell'Italia è storia, antiquariato e solo noi potremmo raccontarla ai nostri figli perchè pare che qualcuno voglia cambiare i libri di storia e rieducare un popolo dopo averlo instupidito con il vuoto mediatico e informativo. Da troppi anni ormai quell'Italia non c'è più. L'opera di appiattimento sociale e politico ha iniziato ad incalzare negli anni '80 quando una precisa e chirurgica politica repressiva ha distrutto chi voleva portare la fantasia al potere, chi a suon di musica punk, occupazioni e autogesti0ni tentava di proporre alternative. Poi sono arrivati gli anni '90 e quell'Italia rintontita ha cercato di riemergere. Dai centri sociali nascevano nuovi movimenti, nuova cultura e comunque pulsava un cuore vivo e attento. Qualcuno da lassù, qualcuno dei politicanti ha rilevato il fenomeno ed è riuscito in qualche modo a dare voce alle istanze del mondo underground portando milioni di persone nelle piazze. Ricordo ancora quella manifestazione al circo massimo con 1 milione di italiani. C'era il vento e tante bandiere che si ergevano fiere verso un cielo azzurro. Ricordo il viaggio in treno, il vino, il salame, i canti, i sorrisi e la vitalità che permeava i corpi tutti uniti da convinzioni, valori, progetti, principi e soprattutto idee. Arriviamo poi al 2000, il nuovo millennio, ed il movimento cresce. Quell'energia e quella forza si istituzionalizza. In parlamento ci sono dei rappresentanti che si fanno portavoce e che sono abili anche a strumentalizzare il fenomeno alimentandolo se necessario o scaricandolo quando troppo invadente e fastidioso. Tutto si schianta violentemente con Genova e con Carlo che cade a terra esangue. Ho quella scena ben impressa nella mente. Una vita che precipita al suolo e non respira più; un movimento che si sgonfia e perde tutto. L'inizio della fine. Quell'Italia che ha saputo resistere e liberarsi dall'occupazione nazi-fascista si è schiantata contro il muro della violenza, della prepotenza, dell'egoismo, dell'arrivismo, del qualunquismo, dell'indifferenza e del buoio culturale. A fare da cornice il populista delle televisioni che troneggiava fiero e sogghignante. Già proprio lui, l'artefice della non cultura, dei non luoghi, delle non relazioni, della non presenza... insomma il burattinaio che attraverso il tubo catodico ha degenerato il sistema nervoso degli italiani. Ed ora eccoci in un'Italia che non c'è. Sono scomparsi movimenti, idee, progetti e tutto ciò che muove consapevolemnte le coscienze, rendendole libere e soprattutto vive. C'è chi barrica nella nostalgia, in un amarcord dei tempi che furono. C'è chi si è perso e non trova riferimenti. C'è chi fa fatica a tirare la fine del mese e chi si tiene ben stretti i propri privilegi. Insomma un'Italia a pezzi. Lo schiaffo di queste ultime elezioni potrebbe risvegliarci, forse, o potrebbe portarci alla piena rassegnazione. Non so cosa accadrà ma spero tanto che un'altra Italia sia possibile. Mah!?
giovedì 17 aprile 2008
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